Informazioni personali

La mia foto
Poland
Uomo libero, felicemente sposato.

domenica 14 settembre 2008

Questa è difficile...


Vedo come "agisci" e capisco cosa "pensi"
.
Che ne dite se inventassimo una nuova parola?
Per parlare usiamo i "fonemi": che ne dite se i mattoncini con cui formiamo i nostri pensieri e che determinano il nostro comportamento li chiamassimo "loghemi"?
Sia i fonemi che i loghemi tendono per natura ad una certa immutabilità; se è vero che per i fonemi questo è quasi un obbligo, considerando che su di essi si basa il linguaggio con cui comunichiamo, per i loghemi, se li lasciamo fare di testa loro e decidiamo di considerarli monoliti inattaccabili, beh... Siamo sulla strada giusta per complicarci la vita.

I fonemi è meglio lasciarli così come li abbiamo imparati; è vero che da bambini dicevamo: "Papà attento il semafolo è losso", tuttavia abbiamo cercato il più in fretta possibile di adeguarci ai codici del linguaggio comune del nostro paese ed abbiamo imparato a distinguere i fonemi "lo" e "ro" e a pronunciarli correttamente... Tlanne i giapponesi che si ostinano a considelalli alla stessa stlegua ed il mio amico Davide che, nonostante immani sforzi, non è riuscito a trasformare la "L" in "R" e dice "gvuappa" al posto di "grappa"...

In questo momento, in Polonia, sto lottando con tutte le mie forze per pronunciare "czy" e "ci", dopo un mese passato ad allenare l'orecchio a percepirne la differenza, sono a buon punto: devo solo imparare come cappero posizionare la lingua; ne sa qualcosa Benedetto XVI che invece di "czule" (con affetto) ha detto "ciule" (che con un eufemismo vi traduco in "sciocchino" e per strani casi dell'etimologia in milanese si dice "ciula"), facendo ridere una trentina di milioni di polacchi... Rispettosamente s'intende.

Poi ci sono i toscani che per indicare il concetto di genitore di sesso maschile invece dei fonemi "pa" e "pà" usano unirne altri, usando "ba", "b" e "bo"... Ma questo è un altro discorso e magari lo facciamo un'altra volta.

Torniamo ai loghemi.

Tutte le nostre attività sono guidate dai loghemi; pensate se tutte le volte che dovessimo salire le scale fossimo costretti a pensare: "solleva il piede destro, appoggialo sul gradino, sposta tutto il peso in avanti sul piede destro e libera il sinistro, sposta il sinistro sul gradino che c'è dopo quello su cui è appoggiato il piede destro, sposta il peso sul piede sinistro e libera il piede destro..." saremmo costretti a girare con foglietti delle istruzioni per poterci ricordare tutto, e se fossimo un ghepardo che vuole inseguire la cena e magari non sa neppure leggere, moriremmo di fame... Per questo la Natura ha inventato i loghemi...
Memorizziamo tutto il processo, lo nominiamo "salire le scale" e ce lo troviamo belle che pronto quando ci serve.
Siccome i loghemi, per essere memorizzati hanno bisogno di un cambiamento fisico nel nostro cervelluzzo, abbiamo bisogno di un certo lasso di tempo per far si che diventino automatismi.

Vi ricordate quando abbiamo imparato a salire le scale da bambini?
Usavamo solo una parte del processo e lo ripetevamo; una volta che il "salire le scale col destro" era diventato automatico, abbiamo cominciato a sperimentare il "salire le scale con il sinistro" infine abbiamo unito i due processi... So di gente che, avendo voglia di crescere ulteriormente ha memorizzato anche il loghema "salire le scale in modo rapido" sostituendo semplicemente "...sul gradino che c'è dopo quello su cui..." con "...su due gradini dopo quello su cui..." .
Alcuni, poichè sono fermamente convinti della validità del loghema "la gente ammira chi fa cose strane" impara anche a "salire le scale all'indietro"... Ma questo è puro esibizionismo.
Come vedete crescere non è difficile, basta prendere in mano i loghemi, maneggiarli un po' e adattarli alle nuove situazioni: cercare di utilizzare il loghema "guidare tenendo la destra" una volta sbarcati in Inghilterra è sicuramente fonte di guai e sicura declassazione nella classe di merito del bonus-malus.

Anche fare i genitori usando i loghemi ereditati per inconscia emulazione dal proprio padre o madre, quando non addirittura, per interposta persona, dai propri nonni, è sicuramente un ottimo modo per complicare la vita a noi stessi e ai nostri figli: forse, se non altro come gesto d'Amore, converrebbe dare un'occhiatina a questo loghema, di sicuro è un'ottima alternativa a "Kinder fetta al latte" quando viene elargita "al posto di".
I loghemi, una volta installati, lavorano in background (d'altronde sono stati creati per questo) e mica ci si accorge di quel che si sta facendo, magari stai guidando e contemporaneamente riesci a parlare con un amico, magari fai il genitore e contemporaneamente ti stai facendo amenamente i caz...voli tuoi.
Anche il loghema "fare il fidanzato-a, marito-moglie, compagno-a" si installano : di solito si importano per emulazione osservando altre "coppie in azione"...
Cambia il contesto e ci si ostina ad utilizzare il medesimo loghema, perchè ci hanno detto che la "costanza" è una virtù... Meglio tre belle martellate sugli alluci, ci si fa meno male.
Come ho già detto prima, cambiare non è né impossibile né difficile... Basta verificare di volta in volta se il loghema che stiamo utilizzando è ancora attuale, se è ancora adatto alla nuova situazione: basta un decimo di secondo.
La costanza, così utile in certi casi, quando la si applica ai loghemi, diventa una maledizione.

Questo è quello che intendo io con il loghema "crescere"
.
Da bambini lo facevamo, perché tendiamo a smettere di farlo non appena terminiamo di crescere in altezza? Sarà mica solo pigrizia?
Credo che tutto sia legato all’intelligenza, o meglio alla mancanza di essa… Nessuna persona intelligente avviterebbe una vite con un martello avendo la possibilità di reperire un cacciavite.

21 commenti:

asu ha detto...

°°; io sono un'incostante cronica e non penso che la cosa applicata anche al "loghema" dia frutti migliori.
ihmo ci vuole una giusta misura di tutte e due le cose, far tesoro di ciò che l'esperienza ci ha dato ed evolvere progredendo. l'esperienza già in sé, da una buona base per capire se la risoluzione al problema che si riscontra sia la migliore. una mente aperta e attenta cerca di non fossilizzarsi in essa considerandola il solo metro di misura di ciò che è giusto o sbagliato. capta anche segnali esterni valutandoli. ci si può sbagliare certo. si rischia a volte... e be' chi non risica non rosica... tanto vale provarci che non fare niente. °°; io pecco anche di dolce far niente...
quindi già chi fa per me è fonte di ammirazione.

zac ha detto...

Eh! Lo dicevo che era difficile...

asu ha detto...

oh be' se il mondo fosse davvero una specie di matrix e il "pensare di agire" avesse una corrispondenza nell'"agire" del mondo virtuale, io sarei uno dei programmi più evoluti! e neo me lo puccerei nel latte con i cheerios! tiè ciapa chi!

zac ha detto...

"Perché pronunci queste parole arcane?"

"Arcane? ecchi se lo rimbarza er cane!"

asu ha detto...

-.-' zac, papozzo, senti... ar max facciamo argatto... visto l'alto grado felino in comunella "genetica!"

le sibilline, oscure, enigmatiche paroline vennero pronunziarte per mettere in discussione la realtà. °°; ciò che fai è lo specchio del tuo essere. idea tipicamente americana spiccia. l'americano medio ti chiede prima ancora del nome "cosa fai, di cosa ti occupi".
io penso dunque sono. cogito ergo sum.
lo preferisco. anche se il girone dell'accidia di questo mondo mi sta bramando.

zac ha detto...

Oh bene!
Moh mi è chiaro.
In effetti in italiano il verbo "fare" ha un sacco di funzioni, ed è sorto il malinteso che ti sei trascinata probabilmente fino alla fine del post se sei a questo punto riuscita ad arrivare in fondo.
Il mio "fare" era inteso come "agire".
Adesso correggo... Per i posteri

asu ha detto...

-.-' non mi ero accorta di essermi trascinata un verbo per un altro dal momento che intendevo la stessa cosa... detto questo ordinerò al mio cervello di portare le mie chiappe sul divano per agire ronfando meglio! tze!

Anonimo ha detto...

C'è gente che si scorda come si fà a respirare...l'esperienza rovina l'igenuità e la dolcezza dell'errore...

zac ha detto...

" [...]l'esperienza rovina l'igenuità e la dolcezza dell'errore..."

Un'osservazione perfettamente centrata nel tema.
Hai introdotto il nuovo post che sto preparando sui loghemi non completi che vengono definiti "bias".

Un loghema che dice che l'adulto ed il bambino che ci sono in noi si annullano a vicenda, che quindi diventare adulti significhi far tacere il bambino che c'è in noi...
Nella realtà queste due parti sono un tutt'uno.
Cultura sbagliata del; "Basta giocare, ormai sei grande!"
Il bambino è la parte creativa, quella che progetta, che ha le visioni, l'adulto è quello che fa sì che queste visioni diventino realtà.
Un adulto che soffoca la propria parte fanciulla vive per 365 giorni e 6 ore all'anno seguendo una routine fedele a se stessa: è il bambino che si annoia e che propone nuovi giochi.
Diciamo che se si vuole fare molta strada è bene che il bambino proponga gli itinerari, le mete, e l'adulto guidi l'auto.
i loghemi sono come le stringhe di un software che lavora in background, visto che lavora e ci ci si accorge di ciò che combina solo quando lo ha già combinato, credo che sia molto conveniente andare a scoprire la presenza di eventuali bugs e correggerli.
Noi siamo quello che pensiamo, le nostre azioni nascono dai nostri pensieri, conoscere cosa pensiamo nel profondo è un'ottimo sistema per non essere una barca alla deriva nel mare della vita.

Anonimo ha detto...

Si,ma sei io sò che quella cosa è sbagliata e vado verso di essa lo stesso,quello non è da bambini,perchè già sò che è sbagliata,per saperlo ho esperienza,quindi è un adulto?

zac ha detto...

É il bambino che fa i capricci perchè ha paura che l'adulto lo limiti.
Una volta che il bambino si sente sicuro che l'adulto non lo farà mai tacere lascerà che sia l'adulto a guidare senza puntare i piedi.
Siamo tutti vittime del:
"Basta giocare, ormai sei grande!"
Oppure
"Cercati un lavoro serio, ormai sei adulto!"
Non è così.
Viviamo in una società che privilegia la parte elaborativa del nostro intelletto e considera la parte percettiva come secondaria.
Già dalle scuole elementari attività che servono a sviluppare i cinque sensi vengono relegate a poche ore perchè reputate secondarie.
Una società in cui la parte creativa delle persone è messa tacere e anestetizzata può solo andare verso il declino, verso la ripetizione di gesti quotidiani sempre fedeli a loro stessi. Una società di zombies.
La parte bambina di Von Braun e Rocco Petrone hanno sognato l'uomo che passeggiava sulla Luna, le loro parti adulte ce lo hanno portato veramente.

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo,chi ha idee "originali" o semplicemente "semplici" viene rilegato ai margini della "società",ma anche chi segue i propri sogni.'io' bambino-'società' adulto.

zac ha detto...

Esatto!
Quello che succede nell'individuo (se soffoca il bambino che c'è il lui, finora lo abbiamo chiamato bambino in realtà è la parte creativa, quella legata alle "visioni" nel senso di "immaginazioni" e diventa uno zombies) succede anche nelle società che sono, in fondo insiemi di individui.
Il nostro cervello per poter elaborare ha bisogno di imput, no dati? Ok allora standby.

Tornando a noi, possiamo dire che abbiamo una parte creativa e progettuale ed una parte che una volta accettato il progetto studia tutti i processi necessari affinchè il progetto diventi realtà.

La creatività si esercita, un po' come quando si va in palestra e poi ci si trova con muscoli potenti e pronti: il problema delle persone creative è che la creatività ad un certo punto diventa una mitragliatrice che spara idee a raffica... Si vorrebbero portare tutte a termine, ma quella che un attimo prima era una buona idea, un attimo dopo è già obsoleta e rimpiazzata... Alla fine si ha la spiacevole sensazione di essere inconcludenti, o per lo meno così ci definirebbe l'adulto.
Qui l'adulto potrebbe intervenire e diventare utile... Prendendo appunti, dedicando un cassetto alle idee e mettendocele dentro, vedere quale di tutta la mitragliata è realizzabile nell'immediato e cominciare a portarla avanti...
E il bambino che scalpita?
Un bel gelato! Così rimane occupato e per un po'la smette di creare.

Anonimo ha detto...

Si il fatto delle idee è vero!Alla fine non si conclude niente!
Però quando si ha questo momenti di "skizzofrenia",le idee si moltiplicano e le emozioni ti assalgono,non bisogna trattenerle per poterle scrivere e dargli,ma buttarle giù e basta,nel loro linguaggio incomprensibile.
Non mi ricordo dove senti di u bambino che disegno il mare e mise il suo nome non in basso a destra,ma sopra,e la maestra gli disse perchè l'aveva messo lì e lui gli rispose che altrimenti sarebbe annegato.

zac ha detto...

Una trentina di anni fa quando, insieme al mio maestro Rodolfo Facchini, andai a trovare nel suo studio Serge Libis, uno dei grandi fotografi che lavorava a Milano, mi trovai di fronte un uomo con la barba bianca, dall'aspetto molto serio e professionale e con una gamba dei jeans tagliata sopra al ginocchio e l'altra ancora intera...
Il mio maestro a quel punto gli chiese:
"Serge ma che cacchio fai, tagliati anche l'altra no!?!"
In un italiano con un accento un po' francese ed un po tedesco gli ha risposto:
"Ma perkè, qvesta è ànkora buona!"

Questo faceva si che fosse un grande fotografo non si lasciava condizionare dal pensare comune, aveva una perfetta armonia tra la propria parte creativa e quella, chiamiamola adulta che terminava il lavoro,scelta pellicola, luci, obbiettivi, diaframmi, esposizione, sviluppo, stampa.
Quando mi è capitato di vedere alcuni suoi ritratti di persone e poi per caso incontrarle, mi pareva già di conoscerle non solo fisicamente ma nei loro aspetti più intimi.
Questa società ha bisogno di individui che non ragionino perchè più condizionabili, ha bisogno di individui che si aspettano che ci sia qualcuno che decida per loro... Altrimenti molti business crollerebbero. Viviamo in un mondo la cui economia è un soufflè, se qualche persona creativa dovesse per curiosità aprire il forno prima del tempo: pouff!
Per questo la creatività è emarginata, è tenuta in lager, in quarantena, sotto controllo; la creatività serve alla società per evolversi, ma non deve contagiare milioni di persone altrimenti le probabilità che qualcuno apra il forno si moltiplichrebbero.
Per questo persone come Serge Libis vengono etichettate come "pazze".

Un "pazzo" osserva, dall'interno del cancello di un manicomio, il mondo esterno, lì vicino c'è la fermata di un autobus, vede gente correre, strattonarsi, bestemmiare...
Un giorno si fa coraggio e chiede ad un tizio in attesa di un mezzo:
"Mi scusi se la disturbo, ma...
Lì dentro siete in molti?"

Anonimo ha detto...

ahahaha!Bellisima!E' un modo di vedere le cose molto romantico/sognatore...

asu ha detto...

mi risulta che qui ci siano attualmente tre matti in un blog... come la mettiamo? XD

zac ha detto...

... E se fossero quelli fuori ad essere matti?

asu ha detto...

;_____; ma nouuuu...
non mi possono rubare il lavoro!
sterminio di massa è_é

asu ha detto...

papozac! qui stiamo battendo la fiacca!!!

zac ha detto...

@asu
figliola te tu c'ha ragione!
domani provvedo.